Volevo essere felice;
come un martire trafitto e lasciato in agonia.
Volevo essere amato;
come se potessi trapassarti con la freccia di cupido.
Volevo essere preso per intelligente;
come un poeta urbano che deturpa palazzi grigi e desolati.
Volevo smettere di piangere, perchè l'acqua rende ruggine la corazza.
Helter Skelter
domenica 16 settembre 2012
giovedì 13 settembre 2012
Batman: Year One
Nel nostro presente siamo ormai a conoscenza di ogni dettagli della vita dei personaggi famosi, sia reali che fittizzi, inutile dire come la maggior parte di quelli che riteniamo reali altro non siano che personaggi creati a tavolino, ma questo è decisamente un altro discorso su quello che volevo trattare, mi concentrerò infatti su un personaggio fittizio noto a tutti: Batman.
Oggi noi siamo a conoscenza praticamente di tutto di questo personaggio, anche se spiegare alcune differenze tra fumetto, cinema e TV sia altamente noioso e complesso, quindi per semplificare diciamo che conosciamo una versione standard di questo personaggio, tutti sanno che cosa ha spinto questo ragazzo a diventare un vigilante, la morte in un vicolo, per mano di un ladro, dei suoi genitori, ma c'è stato un periodo, il 1987 quando la DC decise di resettare tutti i suoi 50 anni di continuity che le origini di alcuni super-eroi dovevano essere riscritte ed adattate agli anni correnti, in quel periodo nacque su quattro numeri di Detective Comics l'origine di questo nuovo Batman, quelle storie vennero più tardi raccolte e rese note come "Year One".
Una versione riadattata di questa storia la si trova nel primo lungometraggio realizzato da Christopher Nolan, Batman Begins.
Questo lavoro di riscrittura venne affidato ad uno dei giovani talenti del momento, Frank Miller, lo scrittore-disegnatore americano era entrato nell'olimpo dei fumetti grazie a tre cicli di storie, il suo primo Daredevil dove portò il personaggio ad atmosfere mai esplorate, più scure, più noir piuttosto che super-eroistiche, l'opera considerata come uno dei pilastri dei fumetti The Dark Knight Returns, con un Batman in ritiro che ritorna in azione per affrontare i demoni personali e della "strada" (opera che ha ispirato l'ultimo film di Nolan) e il ciclo Born Again di Daredevil, una summa di quanto già stilisticamente sperimentato nei suoi cicli precedenti.
I disegni furono affidati a David Mazzucchelli, artista salito alla ribalta grazie ai disegni del ciclo Born Again e che si adattavano perfettamente al tipo di storia che Miller aveva in mente.
Due vite così simili ma così diverse che si intrecciano in un susseguirsi di eventi che porterà alla nascita del più grande eroe della storia di Gotham, questo in poche parole è la trama di "Anno Uno", come il titolo fa capire la storia si svolge durante il primo anno di attività di Bruce Wayne come Batman ma non solo, infatti come ho già accennato i protagonisti principali della vicenda sono due Bruce Wayne/Batman e il tenente James Gordon.
Ad essere corretti sembra quasi che Batman non sia il vero protagonista della vicenda ma quasi un comprimario perchè è tramite Jim Gordon che noi viviamo la situazione, è tramite i suoi occhi, le sue deduzioni e la sua crescita che noi seguiamo la vicenda.
Il tutto si apre il 4 gennaio, non c'è dato sapere l'anno, due personaggi giungono a Gotham City, sono totalmente all'opposto, uno è James Gordon, che non vuole essere lì, che ha paura di quella città, forse sua moglie Barbara è incinta e questo potrebbe sconvolgere del tutto la sua vita, arriva su un treno il modo peggiore perchè si è a pieno contatto con la città; l'altro è Bruce Wayne, contento di tornare, ha una missione da svolgere, sta su un aereo, ma vorrebbe stare sul treno per poter respirare e capire la sua città e la sua missione.
La storia proegue per la maggior parte con questa struttura, i due si sviluppano assieme e parallelamente, ad esempio Gordon viene pestato dai suoi colleghi corrotti e Bruce rischia di venire ucciso nella sua prima uscita.
Il punto forte della storia è la figura di Gordon, un lungo viaggio in cui lo stesso Jim è costretto da un lato a cadere nelle spire di Gotham City e dall'altro di accettarne le regole, inizia a frequentare una collega, si corrompe, diventa quasi un essere simile ai suoi colleghi, ma è l'incontro con Batman, perchè ad un certo punto il parallelismo tra i due giunge a termine quando si incontrano, è l'incontro con Batman che lo cambia è costretto a mettere da parte la sua durezza, il suo essere totalmente al servizio della legge perchè ha capito che in alcuni casi la legge può essere superata, perchè Batman lotta per il bene, per i suoi stessi scopi, ma allo stesso tempo infrange la legge stessa, nella tavola conclusiva del terzo episodio c'è un Gordon sul letto che tiene in mano la sua pistola, simbolo metaforico del potere che ha come poliziotto e la sente pesante, impossibile da tenere in mano, seduto sul suo letto con Barbare ed il loro primo figlio in grembo, capisce di aver toccato il fondo e capisce che per diventare il poliziotto migliore che tutta Gotham possa avere deve infrangere alcune regole, ma quelle giuste.
Da qui il suo viaggio è completato nella parte finale dove nonostante abbia capito chi sia Batman lo accetta, lo aiuta e sa che dovrà ricorrere a lui per bloccare la pazzia di Gotham, la scena sul tetto dove un giorno ci sarà il segnale e dove per la prima volta nomina il Joker, la nemesi per eccellenza di Batman.
Ancora una volta Miller mette in campo tutti i personaggi con cui aveva già giocato in The Dark Knight Returns, ma lo fa in maniera differente, alcune volte citandoli soltanto, come Joker, nominato sul finale (scena ripresa in Batman Begins) o Superman, quando Alfred si rivolge scherzosamente "all'uomo volante di Metropolis", continua a giocare con i parallelismi con altri due personaggi quello di Catwoman, Selina Kyle, che ora è all'inizio, ed ha un percorso simile, ha uno scopo, un motivo delle sue azioni in Holly, la ragazzina che deve difendere e che grazie a Batman porterà sulla retta via, togliendola dalla strada, oppure Harvey Dent, presentato come l'apice del perfezionismo, ancora non ci mostra il suo lato oscuro, la sua parte malvagia che con forza distruttiva spaccherà in due Gotham.
L'opera è un punto fondamentale dell'evoluzione del fumetto anni '80, ma a differenza del suo illustre predecessore non c'è la stessa forza narrativa, in TDKR probabilmente Miller si prese delle libertà narrative che non gli era permesso prendere, non so Robin ragazza o Batman che uccide Joker, per questo lo sento molto legato nella sua interpretazione di Batman, ci mostra il suo percorso iniziale ma non lo approfondisce preferendo concentrarsi su Gordon, personaggio su cui evidentemente ebbe più potere decisionale, ed infatti la sua evoluzione appare più chiara e limpida e lascia un segno ed un ricordo maggiore.
Ad esempio l'aver quasi negato la relazione Alfred/Bruce se non in un paio di battute è qualcosa che danneggia l'opera non permettendogli di creare un legame umano tra il lettore ed il personaggio di Batman, le uniche parole di comprensione vengono appunto da Gordon che giustifica Wayne con la moglie dopo aver capito che sia Batman.
Una forza narrativa è sicuramente che concluso il parallelismo tra Batman e Gordon noi sappiamo poco di Bruce, sappiamo solo quello che Gordon scopre o che vive in prima persona, in questo modo noi non viviamo lo vicenda come Batman, l'essere quasi perfetto, ma come Jim, il Jim imperfetto, imperfetto come tutti noi.
Oggi noi siamo a conoscenza praticamente di tutto di questo personaggio, anche se spiegare alcune differenze tra fumetto, cinema e TV sia altamente noioso e complesso, quindi per semplificare diciamo che conosciamo una versione standard di questo personaggio, tutti sanno che cosa ha spinto questo ragazzo a diventare un vigilante, la morte in un vicolo, per mano di un ladro, dei suoi genitori, ma c'è stato un periodo, il 1987 quando la DC decise di resettare tutti i suoi 50 anni di continuity che le origini di alcuni super-eroi dovevano essere riscritte ed adattate agli anni correnti, in quel periodo nacque su quattro numeri di Detective Comics l'origine di questo nuovo Batman, quelle storie vennero più tardi raccolte e rese note come "Year One".
Una versione riadattata di questa storia la si trova nel primo lungometraggio realizzato da Christopher Nolan, Batman Begins.
Questo lavoro di riscrittura venne affidato ad uno dei giovani talenti del momento, Frank Miller, lo scrittore-disegnatore americano era entrato nell'olimpo dei fumetti grazie a tre cicli di storie, il suo primo Daredevil dove portò il personaggio ad atmosfere mai esplorate, più scure, più noir piuttosto che super-eroistiche, l'opera considerata come uno dei pilastri dei fumetti The Dark Knight Returns, con un Batman in ritiro che ritorna in azione per affrontare i demoni personali e della "strada" (opera che ha ispirato l'ultimo film di Nolan) e il ciclo Born Again di Daredevil, una summa di quanto già stilisticamente sperimentato nei suoi cicli precedenti.
I disegni furono affidati a David Mazzucchelli, artista salito alla ribalta grazie ai disegni del ciclo Born Again e che si adattavano perfettamente al tipo di storia che Miller aveva in mente.
Due vite così simili ma così diverse che si intrecciano in un susseguirsi di eventi che porterà alla nascita del più grande eroe della storia di Gotham, questo in poche parole è la trama di "Anno Uno", come il titolo fa capire la storia si svolge durante il primo anno di attività di Bruce Wayne come Batman ma non solo, infatti come ho già accennato i protagonisti principali della vicenda sono due Bruce Wayne/Batman e il tenente James Gordon.
Ad essere corretti sembra quasi che Batman non sia il vero protagonista della vicenda ma quasi un comprimario perchè è tramite Jim Gordon che noi viviamo la situazione, è tramite i suoi occhi, le sue deduzioni e la sua crescita che noi seguiamo la vicenda.
Il tutto si apre il 4 gennaio, non c'è dato sapere l'anno, due personaggi giungono a Gotham City, sono totalmente all'opposto, uno è James Gordon, che non vuole essere lì, che ha paura di quella città, forse sua moglie Barbara è incinta e questo potrebbe sconvolgere del tutto la sua vita, arriva su un treno il modo peggiore perchè si è a pieno contatto con la città; l'altro è Bruce Wayne, contento di tornare, ha una missione da svolgere, sta su un aereo, ma vorrebbe stare sul treno per poter respirare e capire la sua città e la sua missione.
La storia proegue per la maggior parte con questa struttura, i due si sviluppano assieme e parallelamente, ad esempio Gordon viene pestato dai suoi colleghi corrotti e Bruce rischia di venire ucciso nella sua prima uscita.
Il punto forte della storia è la figura di Gordon, un lungo viaggio in cui lo stesso Jim è costretto da un lato a cadere nelle spire di Gotham City e dall'altro di accettarne le regole, inizia a frequentare una collega, si corrompe, diventa quasi un essere simile ai suoi colleghi, ma è l'incontro con Batman, perchè ad un certo punto il parallelismo tra i due giunge a termine quando si incontrano, è l'incontro con Batman che lo cambia è costretto a mettere da parte la sua durezza, il suo essere totalmente al servizio della legge perchè ha capito che in alcuni casi la legge può essere superata, perchè Batman lotta per il bene, per i suoi stessi scopi, ma allo stesso tempo infrange la legge stessa, nella tavola conclusiva del terzo episodio c'è un Gordon sul letto che tiene in mano la sua pistola, simbolo metaforico del potere che ha come poliziotto e la sente pesante, impossibile da tenere in mano, seduto sul suo letto con Barbare ed il loro primo figlio in grembo, capisce di aver toccato il fondo e capisce che per diventare il poliziotto migliore che tutta Gotham possa avere deve infrangere alcune regole, ma quelle giuste.
Da qui il suo viaggio è completato nella parte finale dove nonostante abbia capito chi sia Batman lo accetta, lo aiuta e sa che dovrà ricorrere a lui per bloccare la pazzia di Gotham, la scena sul tetto dove un giorno ci sarà il segnale e dove per la prima volta nomina il Joker, la nemesi per eccellenza di Batman.
Ancora una volta Miller mette in campo tutti i personaggi con cui aveva già giocato in The Dark Knight Returns, ma lo fa in maniera differente, alcune volte citandoli soltanto, come Joker, nominato sul finale (scena ripresa in Batman Begins) o Superman, quando Alfred si rivolge scherzosamente "all'uomo volante di Metropolis", continua a giocare con i parallelismi con altri due personaggi quello di Catwoman, Selina Kyle, che ora è all'inizio, ed ha un percorso simile, ha uno scopo, un motivo delle sue azioni in Holly, la ragazzina che deve difendere e che grazie a Batman porterà sulla retta via, togliendola dalla strada, oppure Harvey Dent, presentato come l'apice del perfezionismo, ancora non ci mostra il suo lato oscuro, la sua parte malvagia che con forza distruttiva spaccherà in due Gotham.
L'opera è un punto fondamentale dell'evoluzione del fumetto anni '80, ma a differenza del suo illustre predecessore non c'è la stessa forza narrativa, in TDKR probabilmente Miller si prese delle libertà narrative che non gli era permesso prendere, non so Robin ragazza o Batman che uccide Joker, per questo lo sento molto legato nella sua interpretazione di Batman, ci mostra il suo percorso iniziale ma non lo approfondisce preferendo concentrarsi su Gordon, personaggio su cui evidentemente ebbe più potere decisionale, ed infatti la sua evoluzione appare più chiara e limpida e lascia un segno ed un ricordo maggiore.
Ad esempio l'aver quasi negato la relazione Alfred/Bruce se non in un paio di battute è qualcosa che danneggia l'opera non permettendogli di creare un legame umano tra il lettore ed il personaggio di Batman, le uniche parole di comprensione vengono appunto da Gordon che giustifica Wayne con la moglie dopo aver capito che sia Batman.
Una forza narrativa è sicuramente che concluso il parallelismo tra Batman e Gordon noi sappiamo poco di Bruce, sappiamo solo quello che Gordon scopre o che vive in prima persona, in questo modo noi non viviamo lo vicenda come Batman, l'essere quasi perfetto, ma come Jim, il Jim imperfetto, imperfetto come tutti noi.
mercoledì 12 settembre 2012
Helter Skelter
Charles Manson e i Beatles, le parole "helter" e "skelter" sono spesso associate a queste due icone, due icone che hanno superato la loro dimensione e si sono reimposte nell'immaginario popolare, spesso senza conoscerne la storia o solo una versione fittizia e creata dai media della stessa.
Negli anni '60 Andy Warhol prese gli elementi pop e li tolse del loro contesto depotenziandoli, cosa che spesso viene fatta pure oggi con questi soggetti, in fondo si trovano persone con maglie dei Pink Floyd dei Ramones senza che sappiano sul serio chi sono o che cosa rappresentino. Sempre Warhol parlava dei 15 minuti di gloria che sarebbero toccati a tutti, ma questo 50 anni fa, ora le cose si sono invertite, un'immagine virale non ha più l'obiettivo di svilire i suoi significati ma anzi, sembra quasi al contrario, prendere questa immagine ed amplificarla, renderla curiosa, interessante, ne sanno qualcosa i veri eredi, artisticamente parlando, di Warhol, i vari Banksy, Obey Giant,... che tramite un'immagine hanno creato un mito, si sono costruiti mettendo in giro un'immagine standardizzata e riprodotta in serie, creando curiosità, mostrando il loro simbolo sempre e comunque non hanno fatto altro che imporsi.
Per non parlare poi dei minuti di gloria, di come oggi circondati da telecamere di Orwelliana memoria o di come i cosiddetti Social Network hanno ampliato a dismisura la nostra esposizione, in grado di creare miti in pochi secondi, come Germano Mosconi, Osvaldo Paniccia,... la vera sfida non è più ottenere 15 minuti di visibilità, ma ottenere 15 minuti di silenzio assoluto, di totale distacco da un mondo sempre più sociale e meno personale, ma che non è altro che un sociale fittizio, persone che non si conoscono che possono vedere ogni dettaglio della vita degli altri.
La vera sfida è rimanere anonimi.
E forse questa produzione in serie di determinati miti parrebbe il modo migliore, venti ragazzini con la maglia dei Nirvana cosa sanno del movimento Grunge? Forse questo è l'unico modo per ritornare anonimi, produrre in serie l'immagine di te stesso e decontestualizzandoti, creando una falsa immagina che con grande esposizione mediatica martella di continuo annullandosi.
Negli anni '60 Andy Warhol prese gli elementi pop e li tolse del loro contesto depotenziandoli, cosa che spesso viene fatta pure oggi con questi soggetti, in fondo si trovano persone con maglie dei Pink Floyd dei Ramones senza che sappiano sul serio chi sono o che cosa rappresentino. Sempre Warhol parlava dei 15 minuti di gloria che sarebbero toccati a tutti, ma questo 50 anni fa, ora le cose si sono invertite, un'immagine virale non ha più l'obiettivo di svilire i suoi significati ma anzi, sembra quasi al contrario, prendere questa immagine ed amplificarla, renderla curiosa, interessante, ne sanno qualcosa i veri eredi, artisticamente parlando, di Warhol, i vari Banksy, Obey Giant,... che tramite un'immagine hanno creato un mito, si sono costruiti mettendo in giro un'immagine standardizzata e riprodotta in serie, creando curiosità, mostrando il loro simbolo sempre e comunque non hanno fatto altro che imporsi.
Per non parlare poi dei minuti di gloria, di come oggi circondati da telecamere di Orwelliana memoria o di come i cosiddetti Social Network hanno ampliato a dismisura la nostra esposizione, in grado di creare miti in pochi secondi, come Germano Mosconi, Osvaldo Paniccia,... la vera sfida non è più ottenere 15 minuti di visibilità, ma ottenere 15 minuti di silenzio assoluto, di totale distacco da un mondo sempre più sociale e meno personale, ma che non è altro che un sociale fittizio, persone che non si conoscono che possono vedere ogni dettaglio della vita degli altri.
La vera sfida è rimanere anonimi.
E forse questa produzione in serie di determinati miti parrebbe il modo migliore, venti ragazzini con la maglia dei Nirvana cosa sanno del movimento Grunge? Forse questo è l'unico modo per ritornare anonimi, produrre in serie l'immagine di te stesso e decontestualizzandoti, creando una falsa immagina che con grande esposizione mediatica martella di continuo annullandosi.
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